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martedì 26 ottobre 2010

Try it or Lost it

Sono di nuovo qui, nel mio posto preferito, da solo a scrivere. Qui è dove ho scritto le cose migliori, dove ho passato gran parte dell'estate, comprese quelle lunghe settimane. Si quelle.
Nonostante la temperatura si sto qui lo stesso, devo.
Chiedo consigli cerco voci ... eccone una:
«Scrivi, scrivi il tuo miglior post e pubblicalo, magari anche sulla pagina, spiegati al meglio e le cose si sistemeranno»
Un altra ancora eccola:
«Prova a sistemare la situazione, prova a mettere apposto le cose e se non ci riuscirai lascia andare tutto così com'è evidentemente è l'unica conclusione possibile.»
Si cerco consigli, consigli da chi non ho mai incontrato, consigli da persone esterne alla mia vita e avrei potuto chiedere ad altre 1000 di loro, ma non avrebbero mai avuto l'effetto di quella singola ed unica voce.
Quella voce che quelle (per fortuna) poche volte che ho sentito "che non andava bene" mi ha spinto a dare il meglio di me per tirarla su. La sentivo quella voce. La sentivo.
Si perché la cosa bella di tutto è che alla fine dei conti, le lunghe parlate in chat tra pomeriggio (quante lezioni per la patente perse, quante guide ...) o la sera erano il contorno, il contorno dei seppur relativamente brevi incontri di persona tra pullman e fermate del pullman. Tutto culminava là, ad esempio i racconti, potevo mandarli via internet, no li stampavo anche solo per vedere la reazione. Per vederla. Non per leggerla.
Si perché poi si sa', la prima volta che una così detta "amicizia" ha toccato tali altezze, per il sottoscritto è stata questa, si sa', lo sai.
Sai anche che l'influenza (diretta, indiretta che ne so) che c'è stata su di me è stata grande, se alla fine sono uscito come il migliore alla maturità nel tema, se il professore che mi conosceva da un giorno mi chiedeva continuamente perché non avessi messo a frutto tale "capacità" (per un attimo avrei voluto scrivere talento ma al solo pensiero di averne uno mi metto a ridere) in un liceo di che credi sia il "merito"? Ah si certo mio perché il tema l'avevo scritto io. Ma secondo te per chi ho iniziato a sfruttarlo per davvero? Chi mi ha infondo, incoraggiato ed in un certo senso spronato? Ora sono all'università, "Lingue e Letterature Moderne", chi dovrei ringraziare la professoressa di italiano che nell'ultimo tema dell'anno mi mise 9 ma che quando la incontrai e gli dissi cosa stavo facendo all'università si fece una grossa risata dritta sulla mia faccia e se ne andò via, senza dirmi altro (e pensare che infondo la stimavo) ?
Infondo, quella tua voce quasi fin da subito diventò la più importante. Lo è tutt'ora in questo momento.
Ed in questo momento che cerco di pensare di scrivere che ... che si ecco mi tocca di nuovo parlare inizialmente si inizialmente si inizia a parlare di te, almeno mi sembra, ma poi ancora mi tocca rispondere, quasi giustificarmi di aver dato una sincera opinione su un qualcosa che davvero non mi piaceva a prescindere.
Botta e risposta botta e risposta, ma il fatto è che non me ne importa niente! Pensavo di poter risolvere questo problema, quello che per egoismo chiamo "Il mio problema" e me ne scuso se lo definisco mio, ma no mi tocca stare a leggere e l'unica cosa che mi è interessata ( Senti, dopo i giorni che lei ha passato a sentire le tue storie...tutto ciò che hai fatto è stato elaborare cose che non verranno mai alla luce, ma lei ha lasciato correre ovviamente.) non ha nemmeno ricevuto una spiegazione. Si è tornati a parlare di personalismi di cose che non me ne importa niente alla fine si parlava di lui e di me ... e non mi interessano ne l'uno ne l'altro.
Da tempo provavo a spiegare il mio problema per bene, ma evidentemente per avere una reazione valida ho dovuto tirare fuori il peggio di me, sempre in modo sincero si un "Ormai sei solo un cumulo di pixel!"
Si tanta rabbia e tanta frustrazione, perché oramai tutto ciò che era speciale è rinchiuso in quei maledetti pixel, in quella chat, in un protocollo. Questo va bene per altri "amici", va bene per restare in contatto non per essere in contatto e questa frustrazione è diventata insopportabile doveva uscire fuori. Rabbia per come l'amicizia più profonda mai trovata si fosse ridotta a questo, ma poi si dicesse qualcosa di bello.
I discorsi si sono ridotti a «Leggi» «Recensisci» e poi niente più, l'unico modo per parlare di qualcosa era questo e non va bene, non si posso veder ridotto ciò che ho sempre visto come grande ed immenso in un qualcosa di così piccolo, senza senso ed alla fine inutile. Non lo accetto, non posso vedere la decadenza di tutto questo farsi largo, il lento appassirsi di tutto, come già troppe volte è successo e come sta succedendo ancora, con quelli con cui ho condiviso anni alla scuola e che ora mi sono già quasi ignoti. Ma con loro, con loro non ho avuto tutto questo, si con qualcuno ho lo stesso un gran bel rapporto è ovvio, ma che comunque può resistere in questo modo, infondo questi rapporti si sono rafforzati proprio così tramite i pixel.
Tutto nel frattempo si sovrappone ad una domanda, cosa gli avrò fatto provare, con quelle parole?
Si perché lo so, lo capisco infondo era quello che volevo, suscitare qualcosa di forte, dispiacere, dolore, delusione, malinconia, rabbia non lo so. Ma so che almeno ora avrai almeno "assaggiato" ciò che ho provato sempre più spesso io stesso. Negli ultimi tempi poi sempre più. Non dico una bugia, se dico di essere dispiaciuto da questo ma allo stesso tempo so che è qualcosa che oramai andava fatto, per capire come risolvere il tutto, in un modo od in un altro.
Infondo sono solo stato sincero e lo so che non è sempre piacevole, ma lo sai, per me senza sincerità alla base non ci può essere niente e se questo non va bene tanto vale non cominciare per niente.
Ancora idee, ricordi eccone ancora.
Vero, più di una volta ho sperato ben altro, essendo pur sempre cosciente della realtà, ma che dire in merito a questo? Una volta tanto che ho un sogno privarmi anche di questo?
Pensa anche a questo, lo sai io da un giorno all'altro non avrò più una casa, chissà dove andrò un giorno potrei essere io ad andarmene lontano, sicuramente più lontano di adesso, non lo so, ma la sola idea peggiora tutto il mio stato d'animo poiché il tutto distruggerebbe a prescindere tutto quello di cui ho parlato dal inizio alla fine di questo post.
Ma cavolo poi Hug, te lo ricordi? Si quello, che uscì fuori grazie ad una stupida ricerca, quello mi ha davvero cambiato la vita più di quanto ci si possa rendere conto. Sembra stupido e inutile ma è terribilmente vero.
Si cavolo posso aver travisato qualsiasi parola, qualsiasi gesto, qualsiasi frase, ma i brividi di quel momento e per tutta quella mattina non me li sono immaginati. Sono stato bene in quell'attimo e se la vita non è altro che la ricerca di quella felicità nascosta in quel momento ero stato molto vicino a trovarla.
Anche il libro, quello là, che da infondo da il titolo alla pagina, l'ho comprato e non l'ho mai letto, ma quello che doveva fare l'ha fatto ne abbiamo parlato t'è piaciuto molto ed è nata la pagina. Tra l'altro a me non mi piace nemmeno molto. Si l'ho comprato per parlare di qualcosa, quello stesso giorno che te l'ho dato perché sapevo che te lo avrei potuto dare e per parlarne subito lì al momento. Sotto al sole, ah quanto ce n'era.
Ed ora, ora qualcuno dirà che il tutto è ridotto ad una tragedia greca, che magari faccio inutili discorsi e tante altre belle cose, ma chi se ne frega, questo è quello che voglio dire.
Dovevo fare qualcosa, non potevo fare altrimenti, infondo mi sembra normale, quando stai perdendo qualcosa a cui tieni fai di tutto per trattenerlo.
Se tutto questo ha un senso solo per me, allora devo per forza di cosa chiedere venia, ho sbagliato tutto ogni cosa. Ho sbagliato a credere, a sperare, ho fatto scelte sbagliate, mollo tutto e me ne vado. Sparisco tanto così non ci vuole niente un paio di clic qualche password e io non sono mai esistito. Niente di tutto questo.
Il blog sparisce i suoi post con me. I ricordi prima o poi spariscono, rimarrà forse un po' di dispiacere, di malinconia, ma il tempo, disse qualcuno, cura tutti i mali.
Ma se infondo non è esistito niente nemmeno quel dolore avrà senso di esistere, semplicemente sarò più povero, molto più povero. Ma almeno non avrò niente da perdere, per cui perdere il sonno, per cui dispiacermi e via dicendo.
Ma si dai che adesso sono sicuro che per qualcuno anche quest'ultima frase risulterà sciocca ed inutile non è vero?
Ah pensatela come volete.
Pensa quello che ti pare.
Ancora adesso mi spiace, sono si dispiaciuto nonostante sono io quello che infondo ha acceso la miccia, ma sono triste alla sola idea di averti ferito. Il fine giustifica i mezzi si dice, ho sempre pensato che non fosse veritiera come frase, ma ho scoperto che a volte è l'unica via possibile, almeno per smuovere le acque, ancora ... mi dispiace.
Ma io ho questo problema che infondo riguarda noi (usare questa parola mi mette i brividi mah .... infondo chissà se c'è mai stato un noi ... boh) o che oppure riguarda me verso te, perché così per me non va bene ... non so per te...
Potrei continuare a scrivere all'infinito, ma credo che il concetto sia stato centrato.
Ricorda "Ormai sei solo un cumulo di pixel!" (si sulla pagina tra l'altro è stato riportato male)
Ormai perché è la triste e frustata constatazione di quello che è diventato tutto.
Oramai la persona è direttamente associata alla finestra di una chat, può essere questo giusto? Oramai ho dimenticato anche la voce ...
Non credere, non crediate, che ieri, oggi o in questo momento mi si divertito anzi ... in questo momento sto come poche volte sono stato.
Se non dovessi alzarmi presto domani mattina, andrei a fare una bella camminata, proprio come feci uno dei primi giorni che parlammo, visto che ricevetti una chiamata poco felice e subito dopo quella camminata alla fine mi arresi e confidai tutto a te. Chissà se te lo ricordi, ma infondo è iniziato tutto così, con quella stupida foto in un quadrato appunto di pixel e tanta amarezza nel cuore che nel frattempo diventò felicità.
Felicità di aver trovato "un arcobaleno che cammina" " un fascio di luce" o tante altre cose inventate al momento, in vari momenti, per varie occasioni.
Se la conclusione dovesse essere questa, sarebbe esattamente come è iniziata.
Un quadrato, pixel e tanta amarezza infondo al cuore.

domenica 24 ottobre 2010

Riprendendo il discorso che voi leggerete dopo di questo in modo del tutto stupido ecco il discorso conclusivo della serata folks

Quel post, sarebbe dovuto continuare allungo. Si perché il discorso non l'ho ancora finito, ma sapete, era il momento adatto e con la frase adatta, mi piaceva l'idea, almeno questo lasciatemelo ancora fare.
Il discorso, da brava persona che cerca di vedere tutti le sfaccettature delle situazioni sarebbe dovuto continuare su questo treno. Sul treno del «Ok ho fatto, anzi sto facendo una cavolata, ma sai com'è non so che fare, preferisco annegare con la nave, passare da stupido che ho rinunciato da solo alla vita quando forse mi sarei potuto salvare, perché non so che fare.»
Il succo del discorso, detto in modo molto spiccio ed ampiamente influenzato dall'esterno ma comunque è questo.
Il presente, il passato e il futuro non sono più niente, davanti ad una scelta.
Da lì parte tutto da li può finire tutto.
Gli errori si fanno, ne ho fatti e ne farò, ne farete anche voi, mi dispiace. Ma io almeno io per ora da ogni errore ho tratto non un insegnamento, sarebbe troppo "classico" ho tratto una sconfitta.
Da ogni sconfitta ho fatto un altra partita, per tante altre partite che ho vinto.
Al netto siamo quasi al pareggio una più una meno, ma ora inizia ad essere il tempo di scegliere con cura, di stare attenti e non sbagliare, si inizia a giocare sul serio e il tempo è ancora così tanto che non basterebbero milioni di parole per riempire fogli di rimpianti e scuse.
Ma chi vivrà vedrà nel frattempo, come sempre mi faccio accompagnare dalla sola cosa che ancora oggi non mi ha mai abbandonato e che non ho mai avuto paura di perdere.
Musica, signori e signore. La musica.

When was a light. When was me, but what I can see near me? The future it's too ugly. Fog my friend. Breaking you, breaking me, breaking yourself.FIRE!

Non capirai la portata di quello che ti aspetta fino a che non te lo troverai davanti, la portata maestosa di ciò che ti accadrà, una gigantesca opera di incastri che aspetta solo te, per completarsi e mettere in moto il tutto, se non lo farai, quegli ingranaggi si arrugginiranno, ogni singolo componente, ogni pezzo, poco a poco perderà la sua funzione, non girerà più fino a sgretolarsi a non essere più niente e quel perfetto che poteva essere è solo un altro rifiuto nella marmaglia dell'esistito che poteva consacrarsi all'eterno.
Ma si convinciamoci, auto convinciamoci di essere delle brave persone, di essere migliori che ogni nostra singola scelta sia stata giusta «Si forse ho sbagliato ma non me ne pento» ma complimenti!
Si però infondo, sono una persona stimata e riesco bene nel mio lavoro sono utile.
Stronzata tutto ciò che dici diventa falso nel momento stesso in cui ti sei posto la domanda.
Nello stesso momento in cui il seme del dubbio si è insinuato dentro quelle piccolissime, quasi impercettibili, crepe dell'auto convinzione il dubbio è già diventato realtà. Hai sbagliato e come se hai sbagliato e si sei una persona inutile se non fosse per il tuo lavoro e per quella cosa che chiami "casa" o "famiglia" a nessun altro fregherebbe di te. Semplicemente un altra testa che crede di pensare, un altro cuore che spera di battere, un paio d'occhi che non vedono l'ora di ammirare e di restare rapiti.
Speranze, inutili ed insulse speranze.
«Si ma la speranza mi aiuta ad andare avanti, almeno quello !» Ed infatti non dovrebbe essere questo a spingerti ad esistere, la speranza deve essere qualcosa di più non il centro cardine del tuo essere dei tuoi progetti futuri dei tuoi sogni.
Ci arrabbiamo per niente, ci sfoghiamo con poco, per poco, quando magari noi stessi siamo la causa delle stesse problematiche, delle stesse reazioni ad altra gente, anche chi non ci aspetteremmo.
Con che coraggio io potrei mai arrabbiarmi, pretendermi di sfogarmi, di annegare nelle lacrime, di bruciare nelle fiamme dalla rabbia per cose ... stupide, stupide e che riguardano solo me. Quando cresci, se cresci o sei già cresciuto capisci. Capisci il senso delle priorità e dei bisogni. Capisci che si è importante pensare a se stessi, ma se insieme a te c'è altra gente allora le cose cambiano.
Ho fatto un paio di scelte, dolorose si, ma necessarie. Ho dovuto, devo ... lasciare molto di quello che ho, che ho avuto e che ho trovato indietro ... non posso permettermi di stare male per altra gente, non posso permettermi di risolvere problemi non posso ... vorrei ... i ponti devono saltare. Almeno ora sto meglio, molto meglio sotto molti punti di vista, certo che ... guardando alcune foto, il ricordo torna vivo e pulsante e mi prende a schiaffi. Ma resisto devo. Perché oltre ad aver tirato fuori in alcuna di queste situazioni, qualcosa che non avrei voluto oppure non ho tirato fuori ciò che avrei voluto ... bé devo viaggiare, devo muovermi, leggero ed il carico deve essere altrettanto.
Il tempo è diventato poco, pur volendo, ne viene concesso ancora meno e in quel momento io sono lontano, sto riprendendo fiato, sto riposando, si sto anche cenando.
Se avessi il dono dell'ubiquità, della comprensione universale, se avessi il dono di non legarmi troppo e tante altre cose ... beh sarebbe stato meglio forse.
Si ma poi, poi c'è che ti trovi davanti a quel libro, si quello che hai sempre desiderato non sei mai riuscito a leggerlo, vorresti prenderlo è ormai tanto tempo che lo cerchi è il libro definitivo della tua vita, per la tua vita, con tutta la tua vita dentro.
Ed invece gli dai una leggera sfogliata, sembra essere del tutto diverso da come te lo aspettavi, il dubbio ancora lui ti pervade, sei fregato, rimetti quel libro sullo scaffale e te ne torni a casa.
Esci da casa e ovunque ti giri lo vedi, vedi quel libro, quel maledettissimo libro che adoravi e che desideravi, ora non lo vuoi più vedere scappi ma ogni tuo pensiero vanno a quelle pagine che hai sfogliato, il numero delle pagine, i capitoli ... no basta.
C'è una sola soluzione, il libro te lo scriverai da solo.
Allora si che sarà il tuo libro.
Amore, odio e tutto il resto, in questo momento potrebbero anche non essere mai esistiti, me ne importa altamente poco.
Forse tempo fa' si, ora mi domina qualcos'altro, un altra entità fa parte di me.
Il dubbio.
Vaffanculo tutto, vaffanculo tutti, una canzone ci seppellirà.

lunedì 4 ottobre 2010

Sinceramente come sempre, cercando un raggio ... di luce (Beh che v'aspettavate?)

Sfogo i pensieri, i timori e le paure attraverso le parole questo forse è il mio problema.
Certo meglio così che tenersi sempre tutto dentro, ma sapete quante volte mi chiedo "Cose semplici e banali, perché non penso a loro?". Vivrei sicuramente in modo più tranquillo invece così con il mio modo di fare, di pensare, di scrivere ... mattone dopo mattone creo nient'altro che gigantesche fortezze, fortezze forse di sabbia, che ogni tanto crollano, ma non tanto per un problema di fondamenta, ma semplicemente perché ho voluto troppo. Forse.
Se dai il massimo nessun obbiettivo sarà irraggiungibile, si dice, leggo, non so se io fin'ora l'ho fatto ma di sicuro, per ora è tutto quello che ho.
I pensieri, sono attimi sono impulsi elettrici che ci scorrono dentro, io non faccio eccezione naturalmente ed il problema è che a volte li intercetto, li blocco e li devo per forza "espellere".
Come faccio? Scrivo, scrivo qui, per ora e per mia sfortuna non so fare altro che dire tutto quel che mi passa per la mente. Lo so forse faccio solo casini.
Mi sento a volte come un muratore che sta costruendo una casa da solo, dov'è finito l'architetto?
Nel senso che vado a ruota libera a volte come se non avessi punti di riferimento, anche se uno credo di averlo, ma ... beh sempre in prospettiva futura e con il futuro sconosciuto provo a prepararmi a quando un giorno sarò davvero senza riferimento. Quel giorno che farò non scriverò più? Cavolo oramai è diventata la cosa principale che so fare, quello che sto passando in questi giorni è propedeutico da oggi a chissà quale giorno potrei non avere più tutto questo che per me è fondamentale, per scrivere (non vorrei esagerare dicendo anche per esistere, esistiamo solo se qualcuno ce ne dà la possibilità ed è così per me), dall'oggi al domani potrei finire nella grande soffitta del passato e l'idea non mi piace per niente, mi mette addosso quella paura che odio.
Sbaglierò, forse, c'è un però. Questo però dice questo, dice che se mi fossi accontentato di cose semplici e banali, sarei davvero solo, non sarei chi sono, non sarei chi vorrei diventare.
I pensieri sono attimi, le parole secondi, il problema è dopo quando si legge, quando si ascolta e quando in seguito si rimane da soli a pensare su tutto ciò. Lo so, me ne rendo conto.

La sicurezza ha un ventre tenero,
Ma è un demonio steso fra di noi.
Ti manca e quindi puoi non crederlo,
Ma io non mi sentivo libero.
E non è dolce essere unici,
Ma se hai un proiettile ti libero.

Oggi infondo, sono stato molto meglio di ieri, la mia paura è che sia per la presenza dell'assenza ... del riferimento ... il mio (egoisticamente scusate) unico riferimento. Perché quest'assenza, odierna chissà perché, chissà percome nemmeno vorrei saperlo (ma tanto la curiosità mi abbatterà come sempre) se pure mi ha fatto stare "meglio" (che poi meglio di cosa? Meglio di ieri e l'altro ieri sarei stato anche sotto tortura al centro dell'inferno) non ... cioè ... non ...
mi ha fatto piacere, forse non è proprio quello "il pensiero" che volevo tirare fuori ma tant'è quello è uscito questo vi tenete.
Scusate se negli ultimi giorni ho creato un universo parallelo, cercherò di tornare a pensare a tutti gli altri e smettere di pensare per me. Perché come ci sono arrivato qui, posso continuare, ma se devo farlo a spese d'altri scusate preferisco rimanere a piedi ...

Who'll be the last to die for a mistake
The last to die for a mistake
Whose blood will spill, whose heart will break
Who'll be the last to die for a mistake

Da cosa nasce quella mia paura? Dal fatto di non essere mai arrivato a tanto, di avere tanto in così tanto poco tempo rispetto a tanto altro e anche questo "tanto altro" è sempre andato a farsi benedire, ma in quei casi non me ne fregava niente.
Sarà che fin da piccolo, ero già "più grande" come ragionamenti (ahimè ve lo posso confermare nero su bianco) e anche ora che mi affaccio all'età dei grandi, dopo che solo di sfuggita ho visto cosa potesse essere la vita che avrei potuto ...
Ehi i problemi sono tanti, non ci posso fare nulla, di sicuro non sono l'unico.
Ma almeno, almeno qui, mi posso sfogare. Almeno questo.

martedì 31 agosto 2010

Between light and darkness, I'm ... nowhere

I tempi cambiano. Tutto cambia, se infondo anche un tipo come Goethe disse "Un arcobaleno che dura più di quindici minuti non lo si guarda più" perché io dovrei rimanere all'infinito a perdermici dentro. La luce. La luce è soggettiva, si può benissimo cambiare, ci sono varie sfumature, vari punti da cui assorbirne l'energia. I tempi cambiano, tutti cambiamo, non ce ne accorgiamo ma il futuro è già qui davanti a noi.
Ogni arcobaleno nasce dopo una pioggia, per poi ... lentamente ... sparire. Per il prossimo arcobaleno tocca aspettare una nuova pioggia, una tempesta.
Ormai vedo avvicinarsi le nuvole in modo sempre più minaccioso, l'arcobaleno si affievolisce, mi devo preparare, da qui a poco niente (forse) sarà come prima. Semplice pioggerellina ristoratrice o di gigantesche dimensioni? Non lo so, ma ormai ogni certezza è stata persa. Anche quei pochi ... o quell'unico ... punto fermo non sono più tali.
Il tempo cambia tutto.
Tutti verremo sostituiti, tutti verremo riciclati, tutti siamo temporanei, siamo tutti vuoti a perdere.
A volte, basta una frase detta o no, qualcosa letto, un solo pensiero, una sensazione.
Tutto contribuisce, come la pioggia appunto, che col tempo erode anche la più dura delle rocce.
Quello che pensiamo conta poco, quello che diciamo conta il doppio.
Tanto più che ciò che diciamo è direttamente legato a ciò che proveranno gli altri che ci ascoltano.
Ogni giorno siamo responsabili non solo della nostra, felicità ma anche, della felicità di tutti coloro che ci sono vicini o almeno a cui vogliamo (o crediamo di volerne) bene.
Quando, le frasi, anche le più belle iniziano a diventare consuetudine e magari non vengono corrisposte, il tutto si impolvera come un bellissimo mobile antico. Si rovina e si vuole tornare ad apprezzarne tutta la bellezza iniziale dopo che da legno grezzo era diventato una pregiata opera d'arte. Invece se non gli si dà più molta importanza basta mettere tutto in soffitta, chiudere a chiave e non pensarci più. Un antiquario o un robivecchi un giorno potranno occuparsi degnamente di tutto.
Il sole occupa metà delle nostre giornate con la sua luce, l'altra metà la passiamo nel buio senza luce appunto. Sta a noi capire quale è la nostra parte.
If we're evil or divine. We're the last in line
Così diceva il grande Ronnie James Dio in una delle sue canzoni.
Io? Beh io aspetto gli eventi futuri. Niente è certo, niente è sicuro, nemmeno il domani. Solo una cosa è certa, un giorno moriremo, ma saremo certi di aver vissuto?

sabato 21 agosto 2010

Con lampo arriva, in un lampo se ne va ...

«Oh che è stato?»
«Un lampo di luce.»
«Insomma lampo ... è durato tanto ...»
«Ma non abbastanza, un lampo rispetto all'eternità, un lampo rispetto a tutto il tempo che vorremo stare alla luce e ora siamo di nuovo al buio, un lampo ... un attimo ... troppo poco ...»
«Tu non stai bene, fattelo dire ...»
«No infatti, non sto bene ... solo un attimo, sono stato bene, ora niente più ... un lampo di luce ... un lampo solo ...»

venerdì 20 agosto 2010

Diario di bordo

«Data interstellare vent' ... ehi ma che succede?»
«Manca la luce capitano!»
«Come manca la luce?»
«Ce l'hanno portata via ... »
«Di nuovo, diamine ... »
«Capitano potremo cercare altre fonti d'energia per poi ...»
«Non lo dite nemmeno per scherzo aspetteremo che torni la nostra luce!»
«Ma signore, potrebbe volerci più di una settimana ...»
«Allora resisteremo, al buio, senza luce ... aspetteremo che torni »
«Ma signore, ha mai pensato che potremmo un giorno perderla per sempre?»
«Se così sarà impareremo a muoverci nel buio, senza la luce ad aiutarci e confortarci, potrebbe essere difficile, ma meglio non pensarci ... senza la nostra luce non si può, non posso, stare .»
«Capitano, potremo cercarla, inseguirla ...»
«Chi noi? Non si farebbe mai prendere da noi, noi non siamo all'altezza, di tale dono, ringraziate che ogni tanto faccia dono della sua luce e del suo calore.»
«Ma signore ... »
«Niente ma, ora andate aspetteremo ... intanto io cercherò di scrivere il mio diario di bordo ... anche se senza la luce ... anche l'ispirazione latita ... »
«Ispirazione? Ma signore deve solo stendere rapporto delle attività ...»
«Lo so benissimo cosa devo e non devo scrivere, non puoi capire, nessuno può capire, ora vai e torna al tuo posto...»
Così tutti quanti, capitano compreso, si misero ad aspettare il ritorno della luce, ognuno con la sua speranza, ognuno con il proprio bisogno, nessuno poteva fare a meno di vivere grazie ma anche per quella luce, così splendida e lucente.



Mi era venuta questa idea, questa personificazione dei mie pensieri sotto forma di questo discorso.
Forse più tardi scriverò altro non so ... ora come ora sto un po' col morale sotto i piedi, vedremo ..

giovedì 19 agosto 2010

Buio.
















Ecco la luce, me l'hanno levata, di nuovo. Il sole fonde le molecole di idrogeno per formare elio, a me la luce, quella luce, fonde le idee li fa diventare sogni e sentimenti. La prima è fusione nucleare, la seconda è fusione e basta. Io ... ora sto qui, con o senza vado, devo andare avanti e alla fine non so' come è meglio. Infondo io, ho sempre paura, lo dico sempre, paura del domani che qualcosa vada come non deve andare, terribile consapevolezza che i nostri destini sono in mano ad eventi fuori dal nostro controllo e solo dopo abbiamo la possibilità di vivere la nostra vita, solo in relazione a quello che succede grazie a questi avvenimenti possiamo decidere il da farsi. Paura, ne ho tanta, sopratutto in questo momento da questa sera, forse anche un po' più solo ... si infondo sono sempre stato un tristone ... quelli che ora chiamano in altri modi. Ma che dire, a volte sono solo le conseguenze di pensieri di lucida follia, insomma quei sogni che già in partenza sappiamo che non si realizzeranno, ma noi vogliamo provarci lo stesso. Non ci importa niente se soffriremo e lo sappiamo che soffriremo, giochiamo a dadi con la vita e la vita ci batte spesso. Troppo spesso. Cari inguaribili sognatori, cari timidi chiusi come il sottoscritto, che solo grazie alle parole che fluiscono in continuazione oramai su questo modesto spazio di modesti pensieri, riesce a sbloccarsi ogni tanto, ma ancora oggi non ci riesce del tutto. Troppe cose, troppi segreti. Troppa paura. Tanta troppa, forse sarebbe meglio che finisse tutto entro domani mattina, almeno sarebbe la pace. Però se finisse tutto, niente più luce, mai più e senza luce non si vive, non si esiste, la luce è base dell'esistenza di tutti. Io ne ho bisogno della mia luce. Ora ho solo voglia ... di smettere di scrivere stendermi, ascoltare un po' di musica e boh aspettare. C'è di sicuro almeno una canzone che ascolterò. Mi piace troppo. Va a capire perché. Mannaggia ... mannaggia a ... me ...