giovedì 30 settembre 2010

Permettendomi riflessioni spontanee su ciò che è, che sarà, che non sarà, che non esisterà e che vorrei, tanto più che non voglio niente almeno credo


Frammenti di sentimenti ci circondano, muri invisibili vengono formati da questi sedimenti personali.
Uniti da conoscenza lontana, parvenza di visione totale sulla persona che c'è davanti, ci dividono.
Fiducia oltre il muro, forse, altro forse, un'esplosione di paura innalza questi muri qualcos'altro li distrugge, qualcos'altro ci permette di oltrepassarli, sono muri inossidabili impossibili da buttare giù, solo qualcosa più forte della magia del pensiero convulso che può passare nella mente di chiunque per un singolo momento della sua vita.
Cos'è? Non lo so. Esiste? Non lo so.
Allora di cosa vado parlando?
Parlo, cerco di parlare di come alcune cose iniziano in un certo modo, continuano in altro, portano su altre strade, inaspettate, non volute come ci sei finito lì?
Oramai sei lì non volevi questo ma tant'è e infondo ne vai fiero anche se fa male, a volte. Perché oltrepassare quel muro è costato tanto molto rimane fuori, altrettanto passa all'interno.
Non è cosa da poco se è vera, se è riuscito. Se tutto è sincero, per alcuni può esser non solo ragione di vanto ed orgoglio ma addirittura motivazione pseudo-principale della continuazione della vita e della propria esistenza.
Ci somministra qualcosa che si spera ci convinca di altro, di quel che non c'è. Bugie piazzate lì davanti e che si buttano giù e diventano parte di noi.
Io? Io non so io sto qui, forse ce l'ho fatta, forse no.
Volevo? Chi lo sa. Cosa volevo? Il presente ha distrutto ogni forma di passato, c'è il presente, domani devo pensare a domani, non ho tempo di pensare al passato, un giorno forse. Non ora.
C'è qualcosa che scorre nello spazio, nell'universo che ci circonda è intorno a noi fluisce è una fonte di energia ma non energia fisica ... energia di spirito ... di voglia d'essere di esistere.
Ora forse esisto. Prima? Forse mi nascondevo. Domani il tutto sarà passato e si ricomincia da capo.
Essere quadrati, "ragionatori" razionali e poi perdersi in sogni e fobie.
Ottimisti inguaribili, sognatori per poi sbattere davanti alla realtà quadrata della vita.
Finti, fasulli senza arte ne parte, trasformarsi essere se stessi.
Frantumare il bianco, cancellare il nero, unire i colori qualcosa di nuovo ed unico.
Di unico come ciò che cerco, come quello che forse c'è, forse ci sarà ed un giorno scomparirà.
Sentimenti fiducia e tutto il resto, si affievoliscono con i giorni, con il tempo, con la mancanza ... l'assenza, chi dice che tutto ciò rimane invariato a distanza di tempo senza contatto mente.
La gente cambia, i pensieri cambiano e se non si assimila tutto ciò volta per volta il conto diventa troppo alto, i legami non reggono, le catene delle unioni si spezzano tutto finisce, i muri tornano vuoti all'interno forti all'esterno.
Il pensiero grigio, la mente liscia i ricordi inutili il futuro vuoto.
Non so cosa è il bene, ma sono sicuro di cosa sia il male, ma non so chi sono io e dove sto.
Capire trovare cosa ci vieta di essere e che ci consente di non-essere, siamo destinati ad esaurirci e lo sappiamo e ce ne freghiamo giusto così. Ma tanto è quella la fine che ci spetta, ci spegneremo e il nostro fuoco con noi, diventeremo piccole fiamme di ricordi sparsi nel freddo universo della vita passata.
Allora di fronte a tutto questo, alla fine di tutto io cosa dovrei fare?
Si io, perché egoisticamente ora come ora, in questo momento non mi sento il salvatore del mondo, se tanto meno prima non mi chiarisco le idee, sto bene o sto male?
Sono felice? Non lo sono? Come posso essere un dispensatore di consigli come spesso faccio se prima non lo faccio per me? Ah giusto ... è un classico è un cliché del perfetto "bravo consigliere"
quelli che "Perché riesco ad aiutare tutti e non riesco ad aiutare me?".
Fanculo io odio i cliché. Preferisco tirare avanti nell'ignoranza che che fare la parte di un altro pecorone che si dilania l'anima cercando il suo perché.
Vivo così perché è così ora. Ora è così perché ci sono arrivato da solo, senza nessuno, si senza nessuno preso a calci a destra e manca posso permettermelo di dirlo.
Vero non sempre sono felice da solo, ma è altrettanto vero che a volte per evitare di fantasticare troppo ... di sognare cose impossibili cose che mai e poi mai accadranno preferisco stare da solo ... con la mia musica, che da giorni sta cambiando significato e diventa ancora più importante per la mia metabolizzazione della mia variopinta vita a tinte grigie.
Non ha senso? Trovateglielo.
Scrivo per me, non scrivo per te, te e te. Per tutti voi nemmeno. Si per me, per me perché ... perché voglio così. Mi piace buttare parole sfogando ciò che altrimenti non saprei esprimere che anche così a volte faccio fatica a nascondere, perché è vero dirò anche tutto quello che mi passa per la mente ma so muovere bene le fronde degli alberi in cui mi nascondo.
Il fiume di parole che leggete non sono altro che il vento che le muove a mio piacimento, che sia giorno o notte, che ci sia la luce o il buio.
Luce, buio.
Vita, fine-vita.
Odio, verità.
Felicità, paura.


Cuore amore errore disintegrazione

Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
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Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Cuore amore errore disintegrazione
Uno dietro l'altro, conseguenza, azione del pensiero reazione fine.

Ad ogni azione consegue una reazione, ogni inizio a una fine.

Sogni, da realizzare, desideri, magia.

Ricordi, memoria storia difesa passato.

Equivoco, morte inizio ciclo.

Volontà, luogo ombra nascondiglio.

Illuminazione, vuoto assenza esistenza.


Cosa può fare il disco giusto, all'ora giusta sulla persona sbagliata. Questa ne è la prova.

Il disco per l'appunto si chiama Cuore amore errore disintegrazione.

martedì 28 settembre 2010

Pensando pensando ...

... non ci arrivo, non ce la faccio.
Vorrei scrivere di qualcosa, so' di cosa.
So il perché.
Voglio trovare il come più adatto.
Bruciare il tutto con un semplice, "è una bella cosa, sono contento di ciò" oppure con un semplice "non avrei mai pensato tanto ... " sarebbe inutile e nemmeno mi piacerebbe.
Parlare di fiducia, verità, sentimenti, pieghe inaspettate ed aspettate. Direzioni diverse e convergenze di intenti.
Perché dovrei sprecare tante parole per non dire niente? Per non trasmettere quello che davvero ho. Perché altre volte l'ho fatto? Perché poi quello che scrivo possa essere travisato? La risposta ad entrambe le domande è no.
Si tira avanti e si vedrà, ciò che sarà una volta che esisterà dovrà essere fiero portatore di quel pensiero, quelle parole onorate di aver composto tali frasi e chi leggerà dovrà chiedersi semplicemente il perché.

Deep Day


Ed è così che ti ritrovi, solo al centro del mondo con il pensare che è diventato opzionale, variabile non lineare, incostante contrastante con tutto ciò che c'è intorno.
In quel momento dopo tanto camminare, dopo tanto cercare con la luce che ti sbatte in faccia è davvero profondo giorno.
Oramai qualsiasi pensiero può essere scialbo come lo può essere solo un pezzo di polistirolo ed in un attimo trasformarsi in un incubo di matrice psichedelica al livello che lo spazio inizia a distorcersi in base al tempo.
Profondo giorno quando tutto è chiaro e niente lo è, ogni dubbio è certo, ogni certezza non è più tale.
Lo sarà forse un altra volta, in un'altra data, in un altro posto ... in un altra persona, chi verrà colpito da questa maledizione?
Allargate il pensiero, distorcete le menti, chiudete gli occhi ed ascoltate, ascoltateli, i vostri sogni ed i vostri incubi che vi parlano e vi sussurrano, vi si materializzeranno davanti come niente fosse e allora dovrete batterli, ma come?
Per batterli, i vostri incubi, le vostre paure, diventate parte di loro, assimilateli e combatteteli!
Immedesimatevi nel ruolo, nella situazione, io faccio così e il più delle volte sto maledettamente male ... ma dopo che ha funzionato, dopo che ho resistito ho vinto non me ne curo più e se torneranno vuol dire che non l'ho fatto bene, ritenterò, ne prendo atto e ricomincio, non mi faccio fregare dalla paura.
Perché ne ho tanta sempre, ormai ci convivo, si cambia di vestito ogni tanto e ride, ride di me mi ride in faccia, mi si presenta davanti mi parla ... mi sussurra ... mi ricorda ...
Ed io inizio a darle ragione, perché infondo sono io che le ho dato vita, sono io che la sostengo ... non posso farne a meno ... ma questo infondo mi serve è utile. Mi tiene sempre pronto ad ogni evenienza ed anche la più grande delusione verrà assorbita in tempo minore e nel modo migliore.
Distruzione delle parole, frammentazione dei pensieri, unire pezzi che altrimenti sarebbero a pezzi soli, per creare pezzi unici, pensieri unici.
Deep day is just another day.

lunedì 20 settembre 2010

L'arte ...

... è pensiero che esce dal corpo ne più ne meno come lo sterco ...


Citazione da - Andate tutti affanculo dei Zen Circus -

Alle 5.47 di mattina è più che dovuta signori.

Però visto che tutta la canzone merita vi lascio testo e video.

Al cinismo più bieco e posato
tipo quello da cantautorato
esser stronzi è dono di pochi
farlo apposta è roba da idioti

A chi è andato a vivere a Londra
a Berlino, a Parigi, a Milano o Bologna
ma le paure non han fissa dimora
le vostre svolte son sogni di gloria

A chi critica, valuta, elogia
figli di troppo di madre noiosa
l'arte è pensiero che esce dal corpo
né più né meno come lo sterco

Alle donne, agli uomini ai froci
vi amo, vi adoro e ricopro di baci
corpi ignudi sgraziati o armoniosi
perdenti per sempre perfetti per oggi

A voi che vi piace di farvi fregare
dai nati vincenti, dal navigatore
dalla macchina nuova e dal suo fetore
dalla prova finale dall'uomo che muore



A lot of question


Un nuovo inizio non è possibile senza una fine. Allora mi chiedo se l'inizio è la conseguenza della fine, ma senza l'inizio non ci sarebbe la fine alla luce di tutto questo non siamo forse tutti vittima di un grande ed unico circolo e ricircolo di esperienze? Per qualcuno potrebbe essere una "truffa" ci raccontano che la vita è unica di guardare sempre avanti, ma se il mio domani corrisponde alla fine del mio ieri? Come si può scegliere l'alba senza pensare al tramonto e al buio che ci separerà per tutto quel tempo alla nuova venuta del sole?
Allora sono sbagliate le scelte passate o sono le scelte presenti, che a volte rinnegano quelle passate a proiettarci verso un nuovo futuro?
Si perché, se ci penso mi viene da pensare che se le scelte di ieri erano giuste ieri, erano giuste oggi perché non lo devono essere domani? Perché a volte dobbiamo rivoluzionare tutto? Perché abbiamo sbagliato prima, magari non ce ne accorgevamo ma avevamo sbagliato.
Credevamo che era la cosa giusta da fare, non lo sapevamo che oggi sarebbe stata sbagliata, succede.
Succede anche, a volte, che si dobbiamo fare quella cosa, realizzare in concreto quella fantasia che tanto ci ha colpito la testa a martellate, non possiamo resistere dobbiamo anche se sappiamo che fin da subito sarà una scelta che molto probabilmente sarà sbagliata e ci darà delle conseguenze non indifferenti nei casi peggiori.
Nessuno è profeta, nessuno è portatore di verità assolute, ci sarà sempre qualcuno migliore di noi sotto un qualche punto di vista, sotto un certo aspetto ... ci sarà sempre qualcuno a riprenderci e qualcuno a farci i complimenti.
"Ti odio" allora si può benissimo trasformare in un apprezzamento, in un ringraziamento che si vuol negare ma che in qualche modo vogliamo dare. Ti odio può trasformarsi in un grazie in un secondo. Perché quel ti odio nasce dal doversi confrontare con la realtà dei fatti, con ciò che si vuole evitare, ti odio perché il grazie non si vuol mostrare a chi ti dà tanto da pensare anche troppo. Ti odio perché altrimenti nemmeno si parlerebbe giusto? Quelle due piccole parole possono significare tanto quanto una dichiarazione, quanto un saluto ... quanto tante cose.
Perché odio non può esserci verso chi ci mette davanti a delle domande e ci costringe a cercare delle risposte.
Ti odio, perché alla fine l'ispirazione mi è venuto su questo, il discorso ancora una volta è nato così ... ispirazione si ... ti odio.
Scelte, domande e risposte, questo incontriamo nella vita e anche quando sbaglieremo, quando non ce la faremo insomma quando ne avremo bisogno ci sarà sempre qualcuno, anche una sola persona lì che magari nemmeno ci risolverà i problemi ma per lo meno ci fa andare avanti, altrimenti l'unico antidoto è quel "Ti odio" ripetuto a profusione ed odiare qualcuno infondo come ho cercato di dire è inutile e superfluo. Se davvero una persona ci dà fastidio bé a quel punto l'unica cosa è l'indifferenza, l'eliminazione dal pensiero, la cancellazione dal processo che porta le idee e i sentimenti dritti a noi.

Il mio modo vigliacco di sperare che ci sia quello che non c'è

Se qualcosa, non c'è lo si può creare dal nulla? Come possiamo arrivarci se non c'è la strada? Come possiamo anche solo pensare di "sceglierlo" se non c'è speranza che esista ciò che vogliamo?
Eppure lo facciamo, questa è la prova stessa che infondo siamo pazzi. Solo i pazzi vedono ciò che non c'è ... oppure ... chi vede ben oltre l'orizzonte del tempo, dello spazio. Si chi vede a domani con gli occhi e con la testa e il cuore non è rimasto ad oggi. Allora si che forse si può vedere quello che non c'è.
Siamo vigliacchi o ci piace solo sognare? Qual'è il confine?
Essere realisti si può pur restando con i piedi per terra?
Possiamo credere di essere in una favola quando in realtà ci troviamo in thriller?
Ieri, oggi, domani ... perché aspettare che l'oggi diventi ieri e che il domani diventi oggi se oggi è adesso?
Perché è tutta una catena, da un certo punto di vista è tutto uguale, quello che facciamo noi è indifferente. Quello che pensiamo o diciamo da un certo punto di vista è inutile.
Da un certo punto di vista non esistiamo, da un altro siamo il centro del mondo.
Niente è impossibile, ma tanto non è concepibile e tanto meno si realizzerà.

Male di miele ... male di miele ...

Soffrire per stare bene, per essere felici ... siamo diventati tutti masochisti o l'umanità ha perso la strada per la felicità?
Infondo quand'è che possiamo dire con certezza assoluta di essere stati felici e basta?
Senza pensieri sulle conseguenze, pensieri fatti nemmeno in precedenza e che mai si presentarono in seguito e che tutt'oggi siamo certi in futuro non verranno?
Se tutte le persone che non ci sono in questo momento esistessero e noi che esistiamo prendessimo il loro posto nell'oblio del nulla siete sicuri che il mondo sarebbe uguale? Peggiore forse? Ma se fosse migliore?
Infondo esistiamo? Siamo vivi? Forse non siamo vivi quando siamo (in un qualsiasi modo) utili? Altrimenti staremmo solo rubando prezioso ossigeno.
Siamo nati per uno scopo, per un errore o solo perché siamo stati "voluti" su questa terra perché ci hanno costretti? Se lo scopo fosse l'errore? L'errore può far saltare gli schemi, la catena quel ripetersi di eventi già programmati. L'errore è la soluzione a volte.

"L'errore più geniale in cui cadere"

Ti odio, perché mi costringi a risorgere.
Perché quando ci si abitua o ci si ri-abitua alla non esistenza il ritorno all'essere in modo egoistico diventa inutile, ricordarsi di ciò che si è preso, dato e ricevuto è importante e serve proprio per questo.

giovedì 16 settembre 2010

3x1, 3 in 1, 3 in una notte ...

Quasi ogni cosa che fino poche settimane fa pensavo fosse certa, indissolubile e granitica si è sgretolata come una roccia corrosa dal tempo e dall'acqua, in modo lento ma continuo.
Lo sentivo che qualcosa non andava, infondo bastava aprire gli occhi fin da subito e non mi sarei mai trovato davanti ad un macigno del genere. Un macigno? Una frana direi. Un pezzo di montagna che per intero mi è finito addosso, ma invece di rimanerci sotto sembra ne sia uscito, non indenne, qualche pezzo di me ancora sta lì e forse vi rimarrà per sempre a far compagnia a quei sogni e quelle speranze che sono crollati. Erano sogni leggeri che volavano qua e là e sono diventati pietre fisse sullo stomaco.
C'è la voglia di guardare avanti, di provare a superare quel tempo passato ma senza rinnegarlo, senza cancellarlo, prendendo la responsabilità di ogni cosa che ho detto o fatto anche se ad oggi sembrano solo, errori, sbagli o cavolate ma non posso farlo per lo meno non voglio.
Poi c'è la paura si paura di non riuscire ad andare avanti, di non trovare ciò di cui ho veramente bisogno perché alla fine tra una cosa e l'altra inizio a non esserne così certo come potrei, inizio a farmi domande sul futuro che prima non mi erano mai passate per la testa. La prerogativa principale è diventata scoprire chi "è" il tizio che guardo ogni notte allo specchio e cosa vuole.

La rivoluzione comincia a casa propria, preferibilmente di fronte allo specchio del bagno


Voi ci avete mai provato a fissarvi per qualche minuto? Fino a pensare che quello nello specchio non è un riflesso ma siete voi e che voi siete il riflesso di quella persona? Se fosse così? Se fossimo solo il riflesso di ciò che crediamo d'essere? Se tutto ciò che facciamo viene visto alla rovescia? Stessa cosa con i pensieri.
Non sarebbe bello che arrivasse qualcosa a dirci " Tu fai questo fai quest'altro e sarai felice per il resto dei tuoi giorni".
Si sarebbe facile forse anche troppo, ma sarebbe bello non neghiamolo. Perché anche ciò che a me a voi a tutti insomma sembra ciò di cui abbiamo bisogno da un giorno all'altro potrebbe rivelarsi falso e ve lo conferma uno che non vorrebbe mai averlo scoperto ne tanto meno capito.
Che sia una maglietta, il sogno della vita o l'amore poco cambia, quando si accende la vera luce sono dolori. Magari se siete fortunati non ne avrete mai bisogno, ma una lampadina di scorta serve sempre, non si sa' mai mettete ... il solo potrebbe eclissarsi e non tornare più.

The future is near, more near than you can think

Non ho scritto per tanto tempo, ora due post uno dietro l'altro? Beh si, infondo il precedente era una presa di posizione, come ce ne sono tante, quante volte avrete già sentito dire che sta andando tutto a puttane a partire dalla musica e ciò che ne deriva? Certo io ho provato a portare il tutto ad un livello più "alto" ... almeno credo ma vabbé non è questo il post dell'argomento.
Ho fatto il test d'orientamento all'Università cioè un semplice test d'accesso per vedere come è la preparazione iniziale, non c'è il problema di passare o non passare. C'è la difficoltà delle scelte, a partire dalle lingue da scegliere. Una triennale da portare per tutto il corso di studi, una biennale e una annuale. C'è poi il problema della retta, della borsa di studio e dei libri. Si è un grande problema. Il problema della scelta, si perché è una scelta radicale, da diplomato in elettronica e comunicazioni sempre più mi si fa' forte una voce che dice:
-Hai fatto una cavolata.-
Così senza enfasi, con questa freddezza non mi lascia possibilità di replica, non mi dà tempo di pensare.
Per tre anni non ho fatto altro che desiderare questo momento, quello di rimettermi in discussione su un qualche campo a me più affine, per affinità più che per talento o capacità (anche se negli anni a scuola e sopratutto negli ultimi tempi i risultati a livello di scrittura si vedevano sempre più spesso, si insomma se prendevo la traccia giusta mi andava molto bene ... anche in termini di voto) perché infondo da qualche anno oramai sono quello che "capisce" di computer, quello che monta computer da zero, quello che sistema pc dati per spacciati e che riesce a recuperare dati aldilà di ogni aspettativa. A volte quando riesco in alcuni di questi "interventi" mi stupisco da solo. Peccato che all'università l'indirizzo "Tecnico di computer" non esista. Perché poi dovrei andare a fare qualcosa tipo informatica, differente da quello che ho fatto a scuola, qualcosa che quando è stato accennato comunque facevo bene e in alcuni casi di programmazione spesso anche molto bene. Ma poi si andrebbe a sconfinare nei ragionamenti matematici, buttare giù cose quadrate e senza curve. Infondo quello che ho imparato mi ha dato un'arma molto importante nel ragionamento, molta razionalità, la considerazione di qualsiasi possibile problema, il ricorso il più possibile al ragionamento. Sono cose che nella vita aiutano molto in qualsiasi campo anche e forse "sopratutto" quello umano nel senso più stretto.
Saper trovare il problema e quando possibile trovare le possibili soluzioni.
Bene il mio problema era la totale incapacità (per quanto in pratica negli ultimi 3 anni io, la matematica e le professoresse stesse abbiamo fatto in modo di stare molto lontano gli uni dagli altri) con numeri, formule e quant'altro del sottoscritto di controparte la predisposizione ad attaccarsi a temi in classe, capitoli di storia, paragrafi di diritto e pagine di inglese per riuscire a tirare l'acqua al mio mulino. La soluzione era quindi semplice, andare a fare qualcosa che riunisse il più possibile queste attitudini. Letteratura moderna e culture straniere, sembra la scelta perfetta. Imparare tre lingue, con in più le rispettive culture ( e si sa la cultura è data dalla storia di ogni paese c'è poco da fare) andando a studiare la cultura molto spesso si scade anche in differenze di "diritto" tra paese e paese. Per magari chissà magari fare un giorno il giornalista anche sportivo perché no? Oppure per fare dall'interprete al semplice traduttore o anche la guida turistica. Magari nei ritagli di tempo scrivere, scrivere qualcosa che potesse sembrare lontanamente ad un libro. Poi la mia voglia di conoscere potrebbe trovare pane per i suoi denti.
Il tutto si scontra con la realtà a partire da uno dei problemi che in tutta sincerità mi preoccupa più di ogni altro. I soldi. Si perché costa, 408 euro per l'università (che spero di annullare grazie alla borsa di studio per il diritto allo studio universitario) ma poi i libri. Allora cerco qualcosa da fare, ma cosa so fare davvero? Cosa ho certificato? Il diploma da elettronico, montare sistemare pc e ce n'è tanta di gente che alla fine lo sa' fare. C'è poco spazio per la "personalità" o lo sai fare o non la sai fare. Addirittura anche i corsi per il giornale online su selezione che ho fatto alle medie risulta come "Corso professionale di informatica" .
Ancora una volta abbastanza controcorrente, non più di come faccia già tanta altra gente ma di sicuro è qualcosa che a più di una persona fa saltare i conti. Anche a me.
Poi c'è anche il fatto di ricominciare ancora una volta tutto da capo. Come alle superiori nessuno è venuto con me ed il giorno del test che stavo lì davanti l'entrata mi sentivo totalmente perso, anche se ero circondato da una marea di gente non mi ero mai sentito tanto solo. Si perché infondo il primo giorno delle superiori un amico con me c'era.
Il tempo passa e cura tutto si sa' ed anche questo si risolve. Un altro problema potrebbe essere quello di non essere all'altezza di ciò che sto andando a fare, magari sono arrivato al massimo delle mie possibilità non potrei farcela e basta, anche cambiando indirizzo. Magari quel 75 alla maturità è stato il canto del cigno del sottoscritto.
A quel punto? A quel punto toccherà controllare quali sono le carte che mi sono rimaste in mano e quelle ancora da scoprire sul tavolo. (Questa cosa delle carte non si era mai sentita vero? ... che non lo so ...)

My Generation ... will be ...

Oggi stavo vedendo un documentario, partiva da circa il 1965. Dico circa perché parlava della nascita di quello che oggi conosciamo come rock, non la sola musica ma tutto ciò che ne è derivato e che si è sviluppato negli anni.
Tutto è partito dal blues, la musica dei neri d'america quella dei bassi fondi l'energica musica della rabbia e della tristezza, ma energica. Si energia nelle parole, nel ritmo, come a dire "Ok va male ma perché rimanere qui a soffrire? Alziamoci e godiamoci questa cavolo di vita."
Che poi secondo la leggenda, il blues si dice sia nato da Robert Johnson, un tizio di colore del sud degli Stati Uniti che scomparse per un anno e una volta tornato sapeva suonare la chitarra meglio di chiunque altro, senza averla mai toccata prima, sapeva addirittura riprodurre un qualsiasi suono che sentiva fosse un pianoforte o un battito di mani con la sua chitarra ... si racconta che fu il diavolo a insegnarglielo. Poi dicono che è il metal la musica del diavolo ...
Si il discorso è un attimino deragliato dal concept originale, sapete sto pensando a quello che portò alla gente quella musica che si creò negli anni ... Rivoluzione, con la lettera maiuscola, si perché lasciate perdere gli hippie e cavoli vari loro erano sconfitti ancora prima di cominciare, una piccola nicchia che mai sarebbe riuscita a far trapelare al mondo intero la propria idea.
Questa rivoluzione è partita dall'Inghilterra che guarda caso anni dopo darà i natali ad un altra rivoluzione socio-culturale, ma ancor prima musicale, come quella del punk.
Il volume della musica iniziò ad alzarsi, i testi a farsi corposi, reali e controcorrente. Non accettabili per gli impettiti in giacca e cravatta del tempo. I giovani volevano cambiare erano una nuova generazione, quelli che la seconda guerra mondiale non l'avevano proprio vista. Si svegliarano tutto d'un tratto e il mondo iniziò a cambiare, si perché sembra strano a dirla così ma il mondo è cambiato grazie alla musica. Succederà di nuovo col tempo, come ho già detto sopratutto grazie al punk che rimescolò le carte e a mio punto di vista l'ultimo sussulto di tutto questo c'è stato tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90 fino a metà degli stessi, insomma quel periodo che la mia generazione di neo-diciotteni del 2010 ha sfiorato.
Si perché tra la nascita e la diffusione della musica rap e della cultura hip-hop e con la bomba che fu' per il mondo intero il grunge portato alla luce dai Nirvana e da Kurt Cobain sono stato l'ultimo sussulto di libertà assoluta, di cercare di cambiare le carte in tavola di dare energia all'idea stessa di cambiamento.
Oggi, oggi mi sembra di vedere un riproposizione di ciò che era il mondo 60 anni fa', si segue ciò che viene detto dall'alto, senza pensare, senza ragionare. Sempre di più mai come ora, le mode sono dettate da chissà chi, la musica perlopiù è stata narcotizzata nessuno dei "capi" vuol correre il rischio di una nuova Woodstock che vada contro tutto e tutti.
Oggi non ce ne accorgiamo ma ogni giorno che passa spengono sempre di più quel che rimane di quella fiamma, ormai ne è rimasta la cenere. Non sto parlando della sola qualità della musica o giù di lì, ma del controllo che viene oramai esercitato su di noi attraverso il più grande mezzo di comunicazione di qualsiasi tipo di messaggio dell'ultima metà di secolo.
Se poi in futuro ci sarrano solo persono che non guardano il proprio orizzonte una mezza idea sul perché potrete averla. Non che la musica cambi tutto, ma quando ti sbattono in prima serata dei programmi dove cantano dei ragazzini a malapena adolescenti e dopo di ché questi vengono osannati nemmeno fossero le reincarnazioni di Joe Strummer, Freddie Mercury e John Lennon capisci che qualcosa non va.
Per fortuna c'è internet, ultimo baluardo di chi vuol conoscere e far conoscere, la più grande fonte di informazioni che l'uomo ha mai avuto in tutta la sua storia serve anche a questo. A diffondere le idee e la voglia di cambiare, di migliorare, anche attraverso la musica.
Anche se ancora per poco ... almeno qui a casa nostra ...

venerdì 10 settembre 2010

Carpe diem ...

Opportunità, occasioni, ispirazioni del destino. Da considerare prendere al volo, riflettere in poco tempo «Lo faccio non lo faccio ... ci vado o no?». Sarà la scelta giusta?
Ogni scelta sarà sempre giusta ma allo stesso tempo sbagliata, possiamo solo scegliere quella maggiormente positiva per noi stessi, magari anche per gli altri.
Una me n'è capitata oggi, ci ho provato, qualsiasi sia l'esito porterà delle conseguenze.
Anche se non conseguenze fisiche, reali ... conseguenze sulla mia capacità di valutazione, di me stesso e delle possibilità. Non che delle capacità eventuali, attuali e potenziali del sottoscritto.
Ogni cosa che facciamo dovrebbe farci riflettere su noi stessi, a volte, invece non è così.
Non ci frega di niente e di nessuno, nemmeno di noi stessi, si tira avanti a campare, senza pensare, qualcun altro lo potrà fare al posto nostro. Perché occuparci di essere noi stessi quando c'è qualcuno da imitare? Tanto meglio se questo qualcuno ha successo o almeno, va di moda e sembra che ogni sua scelta sia giusta, così che anche ogni nostra scelta risulti giusta, ma in realtà è una sua scelta, una scelta di qualcun altro non la nostra.
Cogliere l'occasione di essere noi stesse, ciò che vorremo essere, quello che sentiamo d'essere.
Basta essere attenti, le occasioni piovono ci piovono dal cielo, se siamo bravi in quello che facciamo e coerenti con noi stessi, ci pioveranno come premio, proprio come una rosa sul palco dopo un'interpretazione di valore. Di quelle d'altri tempi insomma.
Attori in scena continua, ogni copione è da esaminare con cura, scelto con cautela, potrebbe esserci tutta la nostra vita in quella scelta.
Affrontare tutto, anche la singola difficoltà, in un futuro risulta sempre utile, se poi pensiamo che un qualsiasi destino può essere modificato nel giro di un attimo, capiamo che la nostra esistenza stessa è appesa ad un filo e siamo tutti attaccati con forza quel unico e sottilissimo filo.
«Oh pronto?»
«Si insomma, c'ho un po' d'ansia»
«Vai tranquillo, 3 2 1 in scena !»
«Signori e signori, salve mi presento io sono ... »
Scrivetelo voi il resto ...